Hai trovato un buono fruttifero postale tra le carte di casa: vale 3 volte tanto e non lo sapevi

Se hai in casa un vecchio buono fruttifero postale, potrebbe valere molto più di quanto pensi. I buoni fruttiferi postali al 6%, emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti e distribuiti da Poste Italiane fino al 1985, sono ancora rimborsabili oggi e in molti casi restituiscono rendimenti che i prodotti finanziari moderni si sognano. Un investimento pensato per un’altra epoca, ma stranamente attuale.

Cosa sono i Buoni Fruttiferi Postali al 6% e perché fanno ancora parlare di sé

I buoni fruttiferi postali sono titoli di risparmio garantiti dallo Stato italiano, considerati tra gli strumenti più sicuri disponibili per i risparmiatori. Il prodotto al 6% in particolare era un buono ordinario a tasso fisso, lanciato negli anni ’80 e non più emesso dal 1985. Eppure, grazie a una clausola di step-up che aumenta progressivamente il rendimento nel tempo, chi li ha conservati si trova oggi con un capitale cresciuto in modo significativo. Il rendimento lordo medio a vent’anni si aggira attorno al 6,37% annuo, con picchi tra il settimo e il dodicesimo anno di detenzione in cui il tasso effettivo tocca il 7% lordo annuo. Netto delle imposte, il rendimento reale si assesta tra il 5,2% e il 5,5%, comunque superiore a quasi tutti i titoli di Stato italiani attualmente disponibili.

Rendimento step-up: come funziona e quanto vale davvero il tuo buono nel 2026

Il meccanismo dello step-up è il cuore di questi strumenti. Non si tratta di un tasso fisso e piatto, ma di un rendimento che scala verso l’alto negli anni centrali della detenzione, per poi stabilizzarsi. Chi ha sottoscritto un buono da 10.000 euro e lo ha tenuto per vent’anni si trova oggi con circa 29.800 euro lordi, contro i 18.500 euro a dieci anni e i 26.000 a sedici. Un buono acquistato nel 1985 e mai riscosso vale oggi circa 28.500 euro lordi, con un profitto netto stimato intorno ai 15.000 euro. I calcoli esatti sono disponibili tramite il calcolatore ufficiale sul sito di Poste Italiane, inserendo il codice identificativo del titolo. Secondo la Circolare CDP n. 1/2026 pubblicata a gennaio, i rendimenti step-up rimangono invariati anche per quest’anno.

Fiscalità, rimborso e novità digitali del 2026

Dal punto di vista fiscale, i buoni fruttiferi postali godono di un regime agevolato rispetto ad altri strumenti finanziari. I rendimenti maturati sono soggetti a una tassazione del 12,50%, sensibilmente inferiore al 26% applicato su azioni e obbligazioni ordinarie. Si aggiunge un’imposta di bollo dello 0,2% sul capitale. Niente di drammatico, considerato il rendimento base. Il rimborso è possibile in qualsiasi momento dopo il primo mese, senza penali, anche se ovviamente incassare prima dello step ottimale significa ricevere meno. I tempi sono rapidi: 24-48 ore per contanti o postagiro, due o tre giorni per bonifico bancario. Una novità rilevante del 2026 è la possibilità di richiedere il rimborso completamente online tramite l’app PostePay, introdotta nel primo trimestre dell’anno, che elimina la necessità di recarsi fisicamente all’ufficio postale.

Alternative attuali: i nuovi Buoni Fruttiferi Postali a confronto

Chi oggi volesse investire in buoni fruttiferi postali non ha più accesso al prodotto al 6%. I nuovi strumenti disponibili offrono condizioni molto diverse. Ecco una panoramica sintetica delle opzioni attive ad aprile 2026:

  • BFP Ordinario: tasso lordo del 3,50%, con step-up al 4% dopo dieci anni
  • BFP 4×4: tasso fisso del 4% per sedici anni
  • BFP Europa: indicizzato, con un extra dell’1,5% sull’Euribor
  • BFP 18 Mesi: tasso del 3%, pensato per chi cerca liquidità nel breve termine

Per chi prevede un’inflazione strutturalmente sopra il 2%, il consiglio degli analisti è orientarsi verso i BFP indicizzati, capaci di proteggere meglio il potere d’acquisto nel lungo periodo. Il vecchio buono al 6%, invece, su questo fronte ha sempre mostrato il suo limite principale: nessun aggancio all’inflazione, come dimostrato chiaramente nel biennio 2022-2024 quando la fiammata dei prezzi ha eroso parte del vantaggio reale.

Buoni Fruttiferi Postali dimenticati: cosa fare se ne trovi uno in casa

Non è raro trovare buoni fruttiferi postali dimenticati tra le carte di un parente scomparso o in fondo a un cassetto. In questi casi, il consiglio è semplice: recati in qualsiasi ufficio postale con il documento d’identità, il codice fiscale e il titolo originale. Per i buoni ereditati serve anche il certificato di morte del titolare. Non è necessario alcun atto notarile, il che rende il trasferimento agli eredi straordinariamente snello rispetto ad altri strumenti finanziari. I rendimenti step-up vengono preservati integralmente anche in caso di successione. Vale la pena controllare: in alcuni casi, un foglio ingiallito può trasformarsi in una piacevole sorpresa.

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