Nel 2026 sono oltre 1,2 milioni gli italiani che percepiscono l’assegno di vedovanza INPS, una prestazione spesso sottovalutata ma fondamentale per chi perde il coniuge. Con la Circolare INPS n. 12/2026 pubblicata il 15 marzo scorso, sono stati introdotti adeguamenti importanti che riguardano importi, soglie reddituali e nuove regole per il cumulo con altri redditi. Ecco tutto quello che c’è da sapere per non perdere nemmeno un euro a cui si ha diritto.
Assegno di vedovanza INPS 2026: cos’è e chi può richiederlo
L’assegno di vedovanza non è una pensione vera e propria, ma un’indennità mensile vitalizia erogata dall’INPS ai superstiti del coniuge defunto. Può richiederla il vedovo o la vedova, il separato legalmente (non convivente) e, in alcuni casi, anche il divorziato, a patto che il matrimonio sia durato almeno dieci anni oppure che ci siano figli minori a carico. Chi si risposa o convive more uxorio perde immediatamente il diritto alla prestazione, verificato in tempo reale tramite l’Anagrafe Nazionale.
Sul fronte contributivo, il coniuge defunto deve aver maturato almeno 15 anni di contributi (780 settimane), oppure almeno 5 anni se iscritto alla Gestione Dipendenti Pubblici. Non esistono limiti anagrafici per il richiedente: possono accedere alla prestazione anche i figli minori orfani. I cittadini stranieri extra-UE con permesso di soggiorno valido sono inclusi, così come i cittadini UE residenti in Italia.
Quanto spetta: importi e soglie reddituali aggiornati al 2026
L’importo dell’assegno si calcola sul 60% della pensione del defunto, rivalutato ogni anno in base all’inflazione ISTAT. Per il 2026, la rivalutazione è pari al +2,1%. Si parte da un minimale di circa 610 euro mensili lordi (7.932 euro annui) fino a un massimale di circa 2.184 euro mensili (28.394 euro annui). L’importo medio, secondo i dati INPS del primo semestre 2026, si attesta intorno ai 1.169 euro al mese. La tredicesima è inclusa, quindi il pagamento avviene su 13 mensilità .
Per non perdere il beneficio, il reddito personale annuo non deve superare determinate soglie: 18.189 euro per i nuclei unipersonali, 22.738 euro per i nuclei familiari e 30.310 euro in presenza di più superstiti. Attenzione: dal 2026, la Circolare INPS 12/2026 include nel computo del reddito anche gli affitti da locazioni brevi (come Airbnb), mentre esclude i bonus energetici. La pensione di reversibilità , invece, non entra nel calcolo reddituale.
In caso di più superstiti aventi diritto, gli importi si suddividono: 40% al coniuge, 25% per ogni figlio sotto i 21 anni e 5% per fratelli o sorelle. Il cumulo con redditi da lavoro è possibile fino a 10.000 euro annui; oltre questa soglia, scatta una riduzione proporzionale dell’assegno.
Come fare domanda all’INPS: procedura, documenti e tempi
La domanda si presenta tramite il portale INPS con SPID, CIE o CNS, utilizzando il modulo AP45. In alternativa si può contattare il call center INPS oppure rivolgersi a un patronato o CAF, soluzione ancora molto diffusa soprattutto tra gli over 65. La domanda va presentata al massimo entro un anno dalla data del decesso: non sono previste retrodatazioni oltre questo termine. I tempi medi di approvazione nel 2026 si sono ridotti a circa 45 giorni.
I documenti necessari sono il certificato di morte, lo stato di famiglia, la documentazione reddituale degli ultimi due anni (modello 730 o Redditi PF) e, se pertinente, l’atto di matrimonio o di divorzio. Una novità concreta del 2026 è l’app MyINPS, che consente il tracking in tempo reale della domanda e la precompilazione automatica dei dati grazie all’integrazione con ANPR e Agenzia delle Entrate.
Quando si perde l’assegno di vedovanza e le novità normative
L’assegno cessa automaticamente in tre situazioni: nuovo matrimonio o convivenza stabile, superamento delle soglie reddituali verificato ogni anno, oppure morte del beneficiario. Secondo i dati INPS del primo semestre 2026, il 4,2% delle revoche è dovuto a redditi eccessivi, l’1,8% a nuove nozze o convivenze e il 2,1% al decesso del titolare.
Sul fronte normativo, la Legge di Bilancio 2025 aveva già introdotto un aumento dei massimali del 3,5% e completato la digitalizzazione delle procedure. La Circolare 12/2026 ha poi esteso il cumulo dell’assegno con la RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata) e ampliato il Fondo di Garanzia anche ai lavoratori autonomi con meno di 15 anni di contributi versati. In Parlamento è attualmente in discussione un disegno di legge che potrebbe eliminare il requisito del matrimonio formale per l’accesso alla prestazione.
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