Fino a 990 euro al mese dall’INPS se sei rimasto vedovo: la maggior parte perde tutto perché non sa questa cosa

Ogni anno in Italia oltre 1,2 milioni di persone percepiscono l’assegno di vedovanza, una prestazione previdenziale INPS che nel 2026 vale in media tra i 650 e i 700 euro al mese. Eppure moltissimi aventi diritto non lo richiedono per tempo, o lo fanno in modo scorretto, perdendo mesi di arretrati. Se hai perso il coniuge o il convivente, conoscere le regole aggiornate può fare una differenza concreta sulla tua situazione economica.

Assegno di vedovanza 2026: cos’è e chi può richiederlo

La pensione di reversibilità, comunemente chiamata assegno di vedovanza, è regolata dalla Legge n. 153/1966 e dal D.Lgs. 503/1992. Spetta al coniuge superstite di un lavoratore dipendente o pensionato deceduto e, in determinate condizioni, anche ai conviventi more uxorio, ai figli minori o invalidi e ad altri familiari a carico. Dal 2024, grazie alla Circolare INPS 120/2024, il diritto è stato esteso anche alle unioni civili.

Per i conviventi non sposati, la convivenza deve essere stabile e documentata da certificato anagrafico storico: servono almeno due anni di vita comune, oppure un anno se dalla relazione sono nati figli. I separati, invece, sono generalmente esclusi, salvo che fosse già in essere un assegno di mantenimento al momento del decesso. Un nuovo matrimonio o una nuova convivenza stabile dopo il decesso del partner fa decadere automaticamente il diritto.

Importo e calcolo della reversibilità INPS: le cifre aggiornate al 2026

L’importo base dell’assegno corrisponde al 60% della pensione del defunto. Questa percentuale può aumentare sensibilmente in presenza di determinate condizioni: il superstite ultrasessantacinquenne o con invalidità superiore al 74% riceve un incremento del 10%, mentre la presenza di figli minori o studenti attiva maggiorazioni che possono arrivare al 20-30% per ciascun figlio. Nel caso di nuclei con tre o più figli è previsto anche un fondo straordinario, prorogato dalla Legge di Bilancio 2026.

Per il 2026, tutti gli importi sono stati rivalutati del +1,7% in base all’indice ISTAT sull’inflazione. Gli arretrati calcolati da gennaio saranno erogati con la mensilità di maggio. Facendo un esempio concreto: se il defunto percepiva 1.500 euro di pensione, il coniuge vedovo percepisce di base 900 euro mensili, che salgono a 990 euro in caso di età superiore ai 65 anni. Attenzione però ai tagli per superamento del reddito: chi guadagna più di 38.287 euro lordi annui subisce una riduzione del 25%, mentre oltre i 57.431 euro il taglio sale al 40%. Superata la soglia di 114.862 euro si perde del tutto il diritto all’assegno.

Come fare domanda di pensione di reversibilità: procedura e documenti necessari

La domanda va presentata entro un anno dal decesso, termine perentorio salvo cause di forza maggiore documentate. Superato questo limite si perdono gli arretrati pregressi. La via più rapida è il portale INPS con SPID, CIE o CNS, seguendo il percorso “Pensioni” e poi “Trattamenti di reversibilità”. In alternativa ci si può rivolgere gratuitamente a un patronato o a un CAF, che gestiscono l’intera pratica senza costi per il richiedente. Il modulo da compilare è l’AP45, scaricabile dal sito INPS.

  • Certificato di morte e stato di famiglia aggiornato
  • Certificato di matrimonio o documentazione della convivenza
  • CUD o 730 degli ultimi due anni per la verifica reddituale
  • IBAN per l’accredito dell’assegno

I tempi di lavorazione della pratica si aggirano tra i 60 e i 90 giorni. In caso di risposta negativa o importo contestato, è possibile fare ricorso prima alla sede INPS locale e poi al Tribunale competente entro 60 giorni dalla notifica.

Reversibilità e cumulo con altri redditi: cosa cambia nel 2026

Una delle novità più rilevanti degli ultimi anni riguarda proprio il cumulo. La manovra 2025 ha definitivamente eliminato il tetto massimo di 100.000 euro per il cumulo della reversibilità con altri redditi da lavoro o pensione propria. Questo significa che oggi l’assegno è cumulabile con la pensione di vecchiaia, con quella di invalidità e con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, nei limiti previsti dalla normativa vigente. Rimane invece l’incompatibilità con l’assegno divorziale.

Un’altra tutela introdotta di recente riguarda i lavoratori con oltre 40 anni di contributi: il D.Lgs. 48/2025 stabilisce che per i decessi avvenuti dopo il 2026 non si applicano tagli alla quota di reversibilità. Una norma pensata per valorizzare le carriere lunghe e proteggere i superstiti delle categorie più esposte.

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