Ogni anno milioni di italiani si siedono sulla poltrona del dentista e, oltre al disagio della visita, si trovano a fare i conti con fatture che possono pesare parecchio sul portafoglio. La buona notizia è che il fisco italiano prevede una serie di detrazioni fiscali per le spese dentistiche tutt’altro che trascurabili. Con il modello 730/2026, relativo all’anno d’imposta 2025, è possibile recuperare il 19% delle spese odontoiatriche sostenute, e in alcuni casi anche di più. Ecco tutto quello che c’è da sapere, aggiornato alle ultime circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Quali spese dentistiche sono detraibili al 19% nel 730/2026
La normativa di riferimento è l’articolo 15 del TUIR, che include le spese sanitarie odontoiatriche tra gli oneri detraibili dalla dichiarazione dei redditi. Rientrano in questa categoria le devitalizzazioni, le otturazioni, le estrazioni semplici e complesse, le igienizzazioni professionali, le radiografie panoramiche e la diagnostica CBCT. Anche i materiali come resine e zirconio, se inclusi nella fattura del dentista, concorrono alla detrazione.
Sul fronte protesico, la Cassazione ha confermato nel 2026 che gli impianti dentari — viti, corone e ponti — sono integralmente detraibili al 19% senza alcuna franchigia, superando definitivamente l’interpretazione che li classificava come interventi di lusso. Lo stesso vale per le fatture emesse da laboratori odontotecnici, purché il pagamento sia tracciabile.
Apparecchi ortodontici e mascherine Invisalign: cosa cambia nel 2026
L’ortodonzia è detraibile per tutte le fasce d’età , compresi gli adulti: dal 2024 è stato rimosso il limite anagrafico che in passato escludeva i maggiorenni da alcune agevolazioni. Apparecchi fissi, mobili e mascherine trasparenti come Invisalign rientrano tutti nel perimetro della detrazione al 19%.
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto inoltre un Bonus Ortodonzia riservato alle famiglie con ISEE inferiore a 15.000 euro: si tratta di un credito d’imposta del 50% fino a 1.000 euro, separato dalla detrazione ordinaria e quindi potenzialmente cumulabile. Per i minori di 18 anni è disponibile anche una detrazione aggiuntiva del 9% su un massimale di 2.000 euro.
Cosa non si può detrarre: le esclusioni che molti ignorano
Non tutte le spese sostenute dal dentista sono automaticamente detraibili. Lo sbiancamento dei denti a scopo puramente estetico non è ammesso, così come le faccette in assenza di una patologia diagnosticata. Stesso discorso per i premi delle assicurazioni odontoiatriche, i collutori e i fili interdentali acquistati senza prescrizione medica. Le spese sostenute all’estero, fuori dall’Unione Europea e prive del visto del Ministero dell’Economia, non sono detraibili. Attenzione anche alle rateizzazioni: si detrae solo la quota effettivamente pagata nell’anno d’imposta.
Documenti necessari per la detrazione delle spese odontoiatriche
Dal 1° gennaio 2026 tutti i dentisti sono obbligati a emettere il cosiddetto “scontrino elettronico sanitario”, che confluisce automaticamente nella dichiarazione precompilata. La fattura deve riportare la causale “cure odontoiatriche”, il codice ATECO 86.23.0 e la natura specifica della prestazione, ad esempio “impianto endosseo”. Il pagamento deve essere tracciabile: bonifico bancario, POS o app PagoPA. I contanti sono ammessi solo per le prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale entro il limite di 51,65 euro. Tutta la documentazione va conservata per cinque anni dalla presentazione della dichiarazione.
- Fattura elettronica con causale “cure odontoiatriche” e codice ATECO 86.23.0
- Pagamento tracciabile: bonifico, POS, PagoPA (no contanti per privati)
- Conservazione documenti per almeno 5 anni dalla dichiarazione
- Ricevuta farmaci con codice fiscale per antinfiammatori e antibiotici post-intervento
Come inserire le spese dentistiche nel modello 730 e calcolare la detrazione
Le spese odontoiatriche vanno inserite nel Quadro E del modello 730/2026, nello specifico nei righi E8, E9 ed E10 a seconda della tipologia. Le spese mediche generiche prevedono una franchigia di 129,11 euro, mentre impianti e protesi non ne hanno. Il calcolo è lineare: si sottrae la franchigia dal totale delle spese sanitarie e si moltiplica per 0,19. Su un impianto da 3.000 euro, ad esempio, la detrazione è di 570 euro. La dichiarazione precompilata 2026, disponibile dal 30 aprile, incorpora già la maggior parte dei dati trasmessi dai dentisti al Sistema di Interscambio, rendendo la compilazione più semplice rispetto al passato. Per chi ha omesso detrazioni nelle dichiarazioni degli anni scorsi, è possibile recuperarle tramite il Modello Redditi PF.
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